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neuropatia

Il possibile sviluppo di un danno neuro-muscolare in seguito ad un trattamento con i fluorochinoloni è noto da oltre un ventennio. I pazienti dovrebbero essere informati sulla serietà della neuropatia pelvica in caso di prescrizione di fluorochinoloni, ma ciò non avviene praticamente mai. Ci sentiamo quindi in dovere di allertare sui potenziali danni che i fluorochinoloni possono provocare in modo da avere gli strumenti necessari per poter decidere con consapevolezza se assumerli nonostante tutto, oppure chiedere al medico un'alternativa più sicura.

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Sistema_nervoso

Quali sono i sintomi della neuropatia pelvica?

La Neuropatia pelvica si manifesta come un dolore pelvico cronico e persistente, che coinvolge le vie urinarie (dando sintomi simili alle cistiti), i genitali (dando sintomi simili alle infezioni vaginali, disfunzioni sessuali, dispareunia, vulvodinia) e/o sintomi intestinali e ano-rettali. Sovente gli esami specifici per queste patologie hanno esiti negativi e ciò ritarda enormemente la formulazione di una diagnosi. Anche in caso di esiti positivi si tende ad inseguire inutilmente i batteri e prima di arrivare ad una diagnosi corretta possono volerci anni.

Il normale dolore acuto (detto nocicettivo) ha una funzione protettiva utile a riparare il danno al tessuto. Il dolore neuropatico invece è un dolore che ha perso la sua funzione originaria protettiva e si manifesta in modo indipendente da un reale danno dei tessuti.

 

 

Il dolore in fase acuta - nocicettivo

Come funziona il dolore in fase acuta?

Il dolore è causato da 2 sostanze immesse nel tessuto (urinario o genitale) dai mastociti attivati dalla risposta infiammatoria: l'NGF (Nerve Growth Factor) e la sostanza P.
L'NGF aumenta la produzione di recettori dolorifici (chiamati nocicettori). Essi trasportano il messaggio dolorifico dal tessuto danneggiato al cervello rendendolo cosciente.
La sostanza P invece attiva questi nocicettori.

Il dolore ha un ruolo difensivo in quanto ti permette di venire a conoscenza del fatto che il tuo organo sta subendo un danno e di conseguenza ti fa prendere provvedimenti per risolvere il problema: assumere un farmaco, rivolgerti al medico, evitare ulteriori stimoli all'organo già infiammato (sesso, lavori pesanti, viaggi, ecc). Se non ci fosse dolore (spesso riferito come "bruciore intimo") tu non potresti accorgerti di avere, per esempio, una cistite o un'infezione vaginale. Continueresti ad irritare la vescica o la vagina ed il danno si espanderebbe pericolosamente.
Messi in atto comportamenti finalizzati alla riparazione tissutale e risolte l'infiammazione e l'infezione, il dolore diminuisce fino a scomparire.

Se però il problema diventa ricorrente i mastociti ricevono un prolungato e ripetuto stimolo ad attivarsi per provocare l'infiammazione difensiva. Si sviluppa quindi un'iperattivazione mastocitaria e quindi una situazione di infiammazione costante che continua a liberare quelle sostanze, che in fase acuta servono a risolvere l'infezione, ma in fase cronica perdono ogni funzione benefica diventando dannose.

 

Il dolore cronico neuropatico

Come funziona il dolore cronico neuropatico?

L'infiammazione costante e protratta nel tempo comporta una serie di alterazioni.

La sostanza P mantiene i recettori del dolore sempre attivi e quindi ipersensibili.

Il Nerve Grouth Factor forma terminazioni nervose dolorifiche sempre più estese, non solo a livello vescicale, ma lungo tutto il loro percorso fino al cervello provocando dolore in zone diverse da quelle in cui è sorto il problema (trigger points) coinvolgendo l'uretra (insorgenza di sindrome uretrale), la vescica (sindrome del dolore vescicale) la vagina (insorgenza di dispareunia), la vulva (insorgenza di vulvodinia), l'ano (anodinia), il clitoride (clitoridodinia), la pelvi (dolore pelvico cronico). La causa del dolore si sposta quindi dalle terminazioni nervose periferiche ai nervi più centrali e profondi diventando malattia del dolore, autoalimentante e indipendente da un reale danno nell'organo dolente, che appare in effetti perfettamente sano.

I leucotrieni liberati dai mastociti in seguito all'infiammazione stimolano la contrazione della muscolatura pelvica schiacciando i nervi che passano accanto o all'interno dei muscoli pelvici contratti, con peggioramento della trasmissione nervosa e della sintomatologia.

La depressione. Lo stato di stress protratto altera anche le funzioni del sistema limbico, sede delle emozioni, provocando depressione, che, unita alla paura anticipatoria del dolore, all'ansia e alla focalizzazione dell’attenzione sulla zona malata, compromette le vie nervose, abbassando ulteriormente la soglia del dolore e incrementando lo stato depressivo, in un circolo vizioso degenerante ed autoalimentante che trasformerà il dolore in malattia neuropatica autonoma.

Approfondimento: I fattori che provocano dolore neuropatico

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Cure

Quali sono le terapie per il dolore neuropatico?

La neuropatia pelvica non reagisce alle comuni terapie antidolorifiche poiché i fattori che lo sostengono sono diversi dalle cause che l'hanno generato (l'infezione e l'infiammazione). Pertanto è inutile la (auto)somministrazione di antibiotici, antimicotici e antidolorifici (locali o sistemici) ostinandosi nella lotta contro infezioni inesistenti (o comunque non responsabili dei sintomi accusati).

Il dolore neuropatico va trattato con terapie che, come il sonno, riducano l'attività delle fibre nervose coinvolte e ne regolino l'attività. Questi farmaci vengono chiamati neuromodulatori e comprendono: anticonvulsivanti, antidepressivi, oppioidi, cannabinoidi.

Gli antidepressivi e gli anticonvulsivanti a basso dosaggio protratto per lunghi periodi ad esempio hanno azione antinevralgica (contro il dolore neurogeno), gli ansiolitici hanno azione prevalentemente miorilassante (rilassano la muscolatura).

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Esistono in commercio integratori alimentari (Puronerv Dol, Etinerv, Alanerv, ecc) che contengono sostanze antiossidanti dall' effetto regolatore sul sistema nervoso: vitamine del gruppo B (in particolare B12), acido alfa lipoico, acetil L-carnitina, zinco, selenio, acido nervonico, acido linoleico, ecc).

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Le terapie fisiche sono importanti tanto quanto quelle farmacologiche nella cura del dolore neuropatico. Queste terapie comprendono:

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Bibliografia

  1. “La percezione del dolore pelvico: fattori predittivi e implicazioni cliniche” A. Graziottin, Lettura magistrale, 56° Convegno della Società degli Urologi del Nord Italia (SUNI), Saint Vincent (AO), 25-27 ottobre 2007
  2. “Fisiologia del dolore” www.wikipedia.org
  3. “I leucotrieni (parte seconda)” G. Bartolozzi. . Medico e Bambino pagine elettroniche 2008; 11(3) http://www.medicoebambino.com/?id=OS0803_10.html
  4. “Manuale di chirurgia generale vol II” G. Fegiz, D. Marrano, U. Ruberti, Piccin 1996
  5. “Cronologia di una scoperta” R. L. Montalcini, 2009, Baldini Castoldi Dalai, pagg 99/104
  6. “Metodologia diagnostica: semeiotica medica e diagnosi differenziale” C. Sacchetti, Piccin 1991, pagg 136-144
  7. “Recenti acquisizioni in tema di neuropatie cutanee allodinie, vestibolodinia e fibromialgia“ C. Torresani, Università degli Studi di Parma
  8. “Il dolore” AIST (associazione italiana per lo studio della terapia del dolore e dell’ipnosi clinica)
  9. “Dalla lateralità emisferica ai neuroni specchio,un nuovo paradigma per la nuova ipnosi” C. Antonelli, M. Luchetti, acta anaesthesiologica italica vol.58 n. 4, 2007, La Garangola - Padova (pag.376 – 400)
  10. “Nonpharmacological and noninvasive Management of Pain: Phisical and Psycological Modalities” M. P. Brugnoli, A. Norsa, La Grafica Editrice. 2006
neuropatico

I fattori che provocano neuropatia pelvica sono principalmente 2: l'uso di antibiotici fluorochinoloni e l'iperattivazione mastocitaria.

 

 

Neuropatia da Fluorochinoloni

I fluorochinoloni sono la categoria di antibiotici più utilizzata fino al 2019 per trattare le cistiti batteriche. Tramite una nota emanata nel 2019 l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha limitato la prescrizione di questi farmaci alle sole patologie gravi a causa dei numerosi effetti avversi, tra cui la neuropatia periferica.

Approfondimento: la neuropatia pelvica da Fluorochinoloni

 

Iperattivazione mastocitaria

L'infezione e l'irritazione continua di un organo (vescica, vagina, vulva, uretra, ecc) provocano iperattivazione mastocitaria, ossia l'attivazione eccessiva di quelle cellule che producono sostanze infiammatorie quali la sostanza P, l'NGF e i leucotrieni, con conseguente aumento del dolore, della quantità di terminazioni nervose, della contrattura muscolare e della depressione, sviluppando una malattia a se' chiamata “malattia del dolore”, autonoma ed autoalimentante.

Vediamo come si sviluppa.

 infiammazione

 

La sostanza P

La sostanza P, liberata dall'infiammazione in dosi sempre crescenti, mantiene costantemente eccitata la membrana dei nocicettori (i recettori del dolore). Finché non torna in stato di riposo basterà una dose minima di sostanza P a fornire al cervello un forte messaggio dolorifico. Questo fenomeno si chiama sensibilizzazione. Da qui l'iperalgesia, ossia l'eccessiva percezione dolorifica anche a stimoli deboli. Ciò spiegherebbe il motivo del dolore insopportabile percepito con cariche batteriche bassissime nelle urine (spesso inferiori alle 100 mila UFC) o col tocco del cotton fiock allo swab test.

ll Nerve Grouth Factor - NGF

L'NGF stimola la formazione di terminazioni nervose dolorifiche sempre più estese, non solo a livello vescicale, ma lungo tutto il loro percorso fino al cervello.

Il messaggio dolorifico, trasportato ora molto più velocemente e senza ostacoli, è come se avesse a disposizione un'autostrada e questo si traduce in abbassamento della soglia del dolore e aumento della sensibilità. Queste nuove terminazioni nel tempo cambieranno conformazione ed espanderanno in continuazione le loro connessioni. Questo fenomeno darà luogo all'insorgenza di dolore anche nelle zone sane limitrofe (tender point e tender area) o addirittura lontane da quelle in cui il danno tissutale è avvenuto (trigger points e trigger area) coinvolgendo l'uretra (insorgenza di sindrome uretrale), la vagina (insorgenza di dispareunia), la vulva (insorgenza di vestibolite e vulvodinia), l'ano (anodinia), il clitoride (clitoridodinia), la pelvi (dolore pelvico cronico).

 

I leucotrieni

Il dolore e i leucotrieni liberati dai mastociti in seguito all'infiammazione stimolano la contrazione della muscolatura pelvica.
La contrazione muscolare è un fenomeno temporaneo, autonomamente reversibile, ma quando si protrae nel tempo si trasforma in contrattura, molto più persistente e complessa da sciogliere. La contrattura pelvica riguarderà sia la muscolatura liscia (involontaria) dell'uretra, del detrusore, del trigono, del collo vescicale e degli sfinteri uretrali, sia la muscolatura striata (volontaria) del pavimento pelvico (in particolare del pubo-coccigeo). Le conseguenze saranno:

  • lo schiacciamento dei vasi sanguigni che non riusciranno più ad apportare sufficiente ossigeno e sostanze nutritive ai tessuti sempre più sofferenti;
  • il ristagno di urina in seguito al restringimento dell'uretra, del collo, degli sfinteri uretrali e del trigono, che non permetteranno un completo svuotamento della vescica;
  • tenesmo a causa del detrusore che schiaccia la vescica;
  • ulteriore alterazione della sensibilità a causa delle fibre nervose strette nella morsa contratturale;
  • poiché il pavimento pelvico circonda uretra, vagina ed ano, la sua contrattura provocherà lo schiacciamento e quindi la chiusura lieve o grave di queste 3 strutture dando origine a: disuria, dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali), stipsi e vulvodinia.

 

Depressione

Quando un organismo soffre per lungo tempo si instaura un quadro depressivo secondario a volte peggiore della patologia stessa che lo ha originato.

In fase acuta il sistema limbico (la struttura cerebrale responsabile delle emozioni) consente la sopravvivenza: “avverto il pericolo, ho paura e scappo”. In fase cronica invece il sistema limbico trasformerà i sentimenti protettivi di fuga e azione in depressione e tristezza.

Questo stato di stress protratto genererà numerose conseguenze neurofisiologiche e neuropatologiche: aumento dei livelli di neurotrasmettitori che stimolano la contrattura muscolare e l'eccitazione dei nocicettori (adrenalina, noradrenalina, ACTH, cortisolo, ecc), alterazione dell’equilibrio neurovegetativo, modificazione della funzionalità elettrica cerebrale, alterazioni gastrointestinali (reflusso gastroesofageo, diarrea, stipsi), aumento della sudorazione, aumento del consumo di ossigeno, aumento della frequenza cardiaca (con conseguenti extrasistole), aumento della pressione arteriosa, aumento della frequenza respiratoria, ritiro del sangue dalla periferia con diminuzione della temperatura cutanea soprattutto di mani e piedi (acrocianosi).

Tutte queste alterazioni fisiche, unite alla paura anticipatoria del dolore, all'ansia e alla focalizzazione dell’attenzione sulla zona malata, comprometteranno le vie nervose, abbassano ulteriormente la soglia del dolore e incrementano lo stato depressivo, in un circolo vizioso degenerante ed autoalimentante che trasformerà il dolore in malattia neuropatica autonoma.